Negli ultimi giorni l’Etna è tornato al centro dell’attenzione per una nuova fase di attività vulcanica che ha coinvolto l’area sommitale, in particolare il settore del cratere Voragine. L’episodio è stato accompagnato da emissioni di cenere, attività stromboliana, oscillazioni marcate del tremore vulcanico e ripercussioni anche sul traffico aereo dell’aeroporto di Catania-Fontanarossa.

Secondo le informazioni diffuse dall’INGV-Osservatorio Etneo, nella giornata del 5 luglio sono iniziate emissioni di cenere dalla bocca posta sull’alto fianco orientale del cratere Voragine. L’emissione si è poi intensificata, generando una nube eruttiva diretta verso i settori meridionali e sud-sud-orientali del vulcano.

Questa fase ha avuto effetti concreti anche fuori dall’area sommitale: la presenza di cenere in atmosfera ha causato limitazioni e sospensioni operative nello scalo di Catania, con voli cancellati, dirottati o ritardati. Un segnale evidente di come l’attività dell’Etna, anche quando concentrata in quota, possa avere conseguenze dirette sulla vita quotidiana della Sicilia orientale.

Cosa dicono i dati EtnaMonitor

L’analisi dei dati ufficiali EtnaMonitor relativi alla stazione ECPN mostra una dinamica molto chiara: il tremore vulcanico ha raggiunto valori estremamente elevati tra il 5 e il 6 luglio, per poi iniziare una fase di progressivo rientro.

Nel dataset degli ultimi 30 giorni, il valore massimo registrato è stato di circa 24.705 nm/s nella notte tra il 5 e il 6 luglio. Si tratta del picco più importante dell’intero periodo analizzato.

Dopo quel massimo, il segnale ha mostrato un calo netto. Nelle ultime 72 ore il tremore è sceso di circa il 90% rispetto ai valori più alti della fase eruttiva. Anche osservando le ultime 48 ore, la diminuzione risulta molto marcata, con un calo di circa l’86%.

Al momento dell’ultimo aggiornamento disponibile nel dataset EtnaMonitor del 9 luglio, il tremore vulcanico alla stazione ECPN si attesta intorno a 1.348 nm/s. Il dato rimane sopra la soglia dei 1000 nm/s, quindi ancora in fascia alta secondo la scala utilizzata da EtnaMonitor, ma il quadro è molto diverso rispetto ai picchi superiori a 20.000 nm/s registrati durante la fase più intensa.

Il punto più importante: non siamo più nella fase di massima spinta

Il dato da evidenziare è questo: il tremore non è tornato su valori bassi, ma non mostra più l’intensità osservata nei giorni centrali dell’episodio.

Nelle ultime 24 ore la media del tremore è stata di circa 1.753 nm/s, con valori molto più contenuti rispetto alla media registrata nei giorni 5 e 6 luglio. Il segnale appare quindi in una fase di rientro e stabilizzazione, anche se resta necessario continuare a monitorare l’evoluzione del vulcano.

In termini semplici: l’Etna non va considerato “spento”, ma la fase più energetica dell’episodio sembra essersi decisamente attenuata.

Perché il tremore è importante

Il tremore vulcanico è uno dei parametri più seguiti durante le fasi di attività dell’Etna. Misura le vibrazioni continue del suolo legate ai movimenti dei fluidi vulcanici, come magma e gas, all’interno del sistema del vulcano.

Quando il tremore aumenta rapidamente e raggiunge valori molto elevati, può indicare una fase di maggiore energia del sistema vulcanico. Quando invece il tremore diminuisce in modo progressivo, come sta accadendo in queste ore, può suggerire una riduzione della spinta interna o una fase di esaurimento dell’episodio in corso.

Questo non significa che l’attività sia definitivamente conclusa. L’Etna è un vulcano estremamente dinamico e può alternare fasi di apparente calma a nuove accelerazioni in tempi anche brevi. Per questo il monitoraggio in tempo reale rimane fondamentale.

La situazione attuale

Alla luce dei dati EtnaMonitor, la situazione attuale può essere riassunta così:

Il tremore vulcanico è in netto calo rispetto al picco del 5-6 luglio.

Il valore attuale resta sopra la soglia alta, ma è molto più basso rispetto alla fase più intensa.

Nelle ultime ore il segnale appare più stabile e meno impulsivo.

Non risultano, al momento, segnali compatibili con la stessa intensità registrata durante il massimo dell’episodio.

L’attività va comunque seguita con attenzione, soprattutto in caso di nuove emissioni di cenere, variazioni del tremore o aggiornamenti ufficiali INGV.

Conclusione

Gli ultimi giorni hanno confermato ancora una volta quanto l’Etna sia un sistema vivo, complesso e capace di influenzare non solo l’ambiente vulcanico, ma anche la quotidianità di migliaia di persone.

Dopo la fase più intensa, caratterizzata da tremore molto elevato, emissioni di cenere e disagi aeroportuali, i dati EtnaMonitor mostrano oggi un quadro più rassicurante: il tremore vulcanico è in forte diminuzione e la curva sembra essersi stabilizzata su valori decisamente inferiori rispetto al picco.

Il monitoraggio però resta essenziale. EtnaMonitor continuerà a seguire l’evoluzione del vulcano in tempo reale, integrando dati di tremore, hotspot termici, sismicità e aggiornamenti ufficiali.

Nota: le analisi pubblicate da EtnaMonitor hanno finalità informative e divulgative. Per comunicazioni ufficiali e valutazioni di protezione civile si rimanda sempre agli enti competenti, in particolare INGV e Protezione Civile.