No, i terremoti non si possono prevedere: facciamo chiarezza contro paura e disinformazione Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto diverse segnalazioni e domande da parte degli utenti. Molte persone ci hanno scritto chiedendo se sia possibile prevedere una scossa di terremoto, se esistano segnali certi prima di un evento sismico o se strumenti come EtnaMonitor possano anticipare ciò che sta per accadere. È proprio per questo motivo che riteniamo importante fare chiarezza. La risposta, oggi, è netta: I terremoti non si possono prevedere in modo certo. Dirlo non significa minimizzare il rischio. Al contrario, significa affrontarlo con serietà. Significa evitare panico inutile, false notizie, catene sui social, messaggi vocali allarmistici e interpretazioni sbagliate dei dati. Quando si parla di terremoti, la differenza tra informazione e paura è fondamentale. Perché dire “prima o poi ci sarà una scossa” non è una previsione Spesso, soprattutto dopo una sequenza sismica o dopo una scossa avvertita dalla popolazione, iniziano a circolare frasi come: “Ne arriverà una più forte.” “Era previsto.” “Gli esperti lo sanno ma non lo dicono.” “Ci sono segnali evidenti.” Il problema è che queste frasi non hanno valore scientifico. Una vera previsione sismica dovrebbe indicare con precisione almeno tre elementi: Quando avverrà il terremoto. Dove avverrà. Quale sarà la sua magnitudo. Dire genericamente che “potrebbe esserci una scossa” non significa prevedere un terremoto. In aree sismiche, infatti, la possibilità che prima o poi avvengano terremoti esiste sempre. Ma questo non permette di sapere il giorno, l’ora, il punto esatto e l’intensità dell’evento. Per questo, quando qualcuno afferma di poter prevedere un terremoto, bisognerebbe sempre chiedere: Quando? Dove? Di quale magnitudo? Con quale metodo verificato? Se non esistono risposte precise, verificabili e riconosciute dalla comunità scientifica, non siamo davanti a una previsione. Siamo davanti a una supposizione. O peggio, a disinformazione. Perché oggi è impossibile prevedere un terremoto Un terremoto avviene quando una parte della crosta terrestre, sottoposta a stress, si rompe o si muove improvvisamente lungo una faglia o una frattura. Il punto è che questo processo avviene in profondità. Parliamo di sistemi geologici estremamente complessi, dove non possiamo conoscere con precisione assoluta lo stato di ogni roccia, ogni frattura, ogni accumulo di energia e ogni punto critico presente nel sottosuolo. Non esiste una “spia rossa” universale che si accende prima di ogni terremoto. Nel tempo sono stati studiati molti fenomeni: sciami sismici, deformazioni del suolo, variazioni nei gas, cambiamenti geochimici, segnali elettromagnetici e altri possibili indicatori. Ma nessuno di questi elementi permette oggi di dire con certezza che, in un determinato luogo e in un determinato momento, avverrà un terremoto di una determinata magnitudo. A volte possono esserci piccoli eventi sismici senza che accada nulla di più importante. A volte una sequenza sismica può durare giorni o settimane e poi esaurirsi. A volte una scossa più forte può avvenire senza segnali evidenti per la popolazione. A volte fenomeni che sembrano “anomali” non hanno alcun collegamento diretto con un terremoto imminente. È proprio questa complessità a rendere impossibile, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, la previsione esatta dei terremoti. Non prevedibile non significa non studiabile Questo è un punto fondamentale. Dire che i terremoti non si possono prevedere non significa dire che la scienza non possa fare nulla. Al contrario. I terremoti vengono costantemente monitorati, registrati, studiati e analizzati attraverso reti sismiche, modelli geologici, dati storici e mappe di pericolosità. Questo permette di capire quali aree sono più esposte al rischio sismico e quali territori devono essere più preparati. La scienza oggi non può dire: “Domani alle 15:42 ci sarà un terremoto di magnitudo 5.8 in questo punto preciso.” Può però dire: “Questa zona ha una certa pericolosità sismica e deve essere preparata.” Questa differenza è enorme. La previsione esatta del singolo terremoto non è possibile. La prevenzione, invece, è possibile. Ed è l’unica vera difesa. Il ruolo di EtnaMonitor EtnaMonitor nasce per osservare, raccogliere e rendere più comprensibili alcuni dati legati all’attività dell’Etna e al contesto geofisico del territorio. Ma è importante dirlo con la massima trasparenza: EtnaMonitor non prevede terremoti. Il nostro obiettivo non è creare allarme. Non è annunciare eventi impossibili da prevedere. Il nostro obiettivo è aiutare le persone a comprendere meglio i dati, promuovere una cultura scientifica più chiara e sensibilizzare sul tema del rischio naturale. Monitorare non significa prevedere. Osservare non significa allarmare. Informare non significa creare panico. Ogni dato deve essere letto nel suo contesto. Un aumento dell’attività, una sequenza sismica o un cambiamento in un parametro non devono mai essere trasformati automaticamente in una previsione. EtnaMonitor continuerà a condividere aggiornamenti, spiegazioni e contenuti divulgativi, ma sempre con un principio chiaro: mai trasformare un dato in una profezia. Le frasi a cui prestare attenzione Quando circolano messaggi sui social o nelle chat private, bisogna prestare particolare attenzione ad alcune frasi. “È stato previsto un forte terremoto.” “Gli esperti lo sanno ma non lo dicono.” “Gli animali lo sentono prima.” “C’è uno sciame sismico, quindi arriverà una scossa più forte.” “Una persona aveva previsto tutto.” “Condividete prima che cancellino.” Queste frasi sono spesso costruite per generare paura e condivisioni rapide. Funzionano perché colpiscono l’emotività delle persone, soprattutto in territori dove il rischio sismico e vulcanico fa parte della vita quotidiana. Ma la paura non è prevenzione. La paura confonde. Amplifica. Distorce. La conoscenza, invece, aiuta a reagire meglio. Cosa possiamo fare davvero Se non possiamo prevedere con precisione un terremoto, possiamo però prepararci. La prevenzione sismica passa da azioni concrete: conoscere il rischio del proprio territorio; informarsi attraverso fonti affidabili; sapere cosa fare durante e dopo una scossa; controllare la sicurezza degli edifici; evitare di diffondere notizie non verificate; avere un piccolo piano familiare di emergenza. Non si tratta di vivere nella paura. Si tratta di vivere con consapevolezza. In un territorio come il nostro, dove l’Etna, la sismicità e la percezione del rischio naturale fanno parte della quotidianità, la chiarezza non è un dettaglio. È una forma di protezione. La cosa più importante da ricordare Chi dice di sapere con certezza quando, dove e con quale forza avverrà un terremoto, oggi non sta facendo scienza. Sta facendo disinformazione. La scienza non ha bisogno di gridare. Ha bisogno di essere chiara, verificabile e responsabile. Per questo EtnaMonitor continuerà a fare ciò per cui è nato: osservare; spiegare; sensibilizzare. Senza panico. Senza previsioni impossibili. Con dati, trasparenza e responsabilità. Fonti di riferimento: INGV, USGS, Dipartimento della Protezione Civile.